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Duecentomila visualizzazioni in una settimana per un video di matematica sul cubo di binomio! L’avreste mai detto? È quanto invece è avvenuto a febbraio con questo video divenuto virale sui social e che ha fatto parlare molto di sé.

Il segnale è chiaro. Gli studenti passano molto tempo sui video. Non solo li guardano e condividono, ma li producono e distribuiscono con estrema naturalezza creando narrazioni visuali di se stessi. E la scuola si interroga sempre più su come integrare questi strumenti e linguaggi (non più nuovi) nella forma più efficace.

Una riposta interessante all’interrogativo arriva dall’acronimo S.A.M.R. (Sostituire, Aumentare, Modificare, Ridefinire), ideato da Ruben Puentedera, professore ad Harvard, per indicare le possibili modalità d’uso e integrazione delle tecnologie nella didattica.

La didattica SAMR

 

Usare i media o i video per ‘sostituire’ l’azione del docente?

Almeno per la parte di spiegazioni frontali che occupano molta parte della nostra didattica e liberare così tempo d’aula per attività laboratoriali? È quello che si ripropone la Flipped Classroom  o Classe Rovesciata,  sperimentazione metodologica sempre più diffusa tra i docenti italiani.

Oppure usare i video durante la lezione in aula, magari attraverso un videoproiettore o una LIM, per ‘aumentare’ o potenziare la lezione del docente?

In entrambi i casi dovremmo selezionare accuratamente i video da proporre agli studenti. Sicuramente possiamo trovare materiali ricercando su Youtube, ma anche su Google Video che ci permette attraverso le opzioni di ricerca avanzata (dal menù Strumenti) di selezionare un filmato per durata, per data o intervallo temporale e per fonte.

Magari per dare voce ai grandi attori, come Benigni nel primo canto della Divina Commedia,   o ai poeti stessi, come Ungaretti in Sono una creatura  o ancora per usare animazioni 3D e poter così navigare all’interno di una cellula (magari in inglese ) o infine per ritrovare filmati divenuti parti della storia dell’Uomo, come il momento del primo allunaggio

E se vogliamo spingerci oltre, possiamo produrre i video per i nostri studenti personalmente. Bastano software di produzione video online come Screencastomatic o Apowersoft (ma per chi vuol fare di più è raccomandabile l’applicazione a pagamento Camtasia)  e usare Youtube non solo per creare il nostro canale Video o Youtube ma anche per editare, tagliare il video stesso.

Per chi vuole sperimentare, ecco tre  brevi tutorial su come produrre il proprio video con Apowersoft, come creare e gestire un proprio canale Youtube e come usare Youtube Editor

Oppure possiamo ricorrere ai siti dedicati come RaiScuola, con i suoi sottositi RaiTeche, RaiaArte, RaiStoria. È bene sapere però che Mamma Rai fornisce anche, agli studenti impreparati, i cosiddetti ‘bigini’, cioè le edizioni Bignami dei riassunti di storia e letteratura, in versione ‘moderna’ sotto forma di video di grandi nomi dello spettacolo, i Bignomi appunto.  Eccovi un esempio:

Altri interessanti siti repository di video didattici sono Ovo.com , Ed.ted.co, KhanAcademy, insieme a musei online quali il museo di Galileo dove oltre a simulazioni e  laboratori attivi si possono trovare video didattici e tematici

Tra questi siti si distingue per completezza Collezioni, piattaforma Zanichelli, che raccoglie centinaia di video editoriali di alta qualità in tutte le discipline. E che, partendo dall’idea che una sequenza di video tematici non sia già, di per sé, una lezione, ci permette di integrare le nostre ‘collezioni’ video con documenti e link di approfondimento, immagini, linee del tempo e test di comprensione. Il tutto con possibilità di condividere il link alla Collezione con l’intera classe virtuale di studenti o con un sottogruppo specifico, specializzando e individualizzando l’apprendimento rispetto ai bisogni specifici o BES.

 

E le lettere finali del nostro acronimo SAMR?

Eccole! M e R, modificare e ridefinire la didattica, ci propongono un uso dei video, e delle tecnologie in genere, che ponga al centro lo studente e lo coinvolga in attività didattiche nuove, attive e collaborative, non sempre realizzabili senza l’uso del digitale. Parliamo di fatto di una didattica per competenze che, attraverso l’uso dei video, chiami in gioco nuove abilità e compiti complessi.

Tra queste attività, interessante quella di chiedere agli studenti di segmentare il video nei suoi fotogrammi essenziali a estendere sul visuale il lavoro tradizionale di riconoscimento delle parole-chiave in un testo scritto. O di interpretare, commentare, argomentare un video muto, come quelli proposti qui per scienze e fisica. Sono tutte abilità non scontate su cui i ragazzi si cimentano con impegno.

Per sviluppare le competenze di Problem Posing, il consiglio di Dan Meyer, ricercatore americano, è quello di far lavorare gli studenti con un video che anziché essere didascalico sia un ‘pugno nello stomaco‘, cioè che enigmatico, poco decifrabile. In questo caso, anziché dare risposte o assimilare contenuti, lo studente dovrà chiedersi quali siano le domande implicite poste dal filmato, socializzando le proposte con i compagni, cercando e condividendo una possibile risposta comune. Il video diventa cioè un oggetto didattico che apre alle domande possibili degli studenti anziché fornire loro tutte le risposte. Come nel video sotto di cui trovate la trattazione  qui all’interno del sito collaborativo di filmati e immagini didattiche per la matematica http://www.101qs.com/

Un’altra possibile attività a livello di Ridefinizione consiste nel chiedere agli studenti di essere loro a creare le domande di comprensione video in sistema di ‘valutazione integrata’ quali EdpuzzlePlayposit. Queste due piattaforme permettono al docente di ritagliare la parte di un video che ritiene interessante e di inserirvi dei punti di arresto in cui, se non si risponde alla domanda di comprensione posta, non si può procedere oltre.  Le risposte alle domande inserite nel video vengono registrate automaticamente dal sistema in una sezione apposita.

Qui una playlist per approfondimenti su EdPuzzle

L’uso di queste strumenti di valutazione integrata nei video è efficace per coinvolgere attivamente gli studenti nell’esame attento di un video, ma risulta ancora più efficace se immaginiamo che siano gli studenti stessi, magari divisi a gruppi, a produrre l’attività, individuando le domande chiave di comprensione di quel video e la loro collocazione nei punti chiave del filmato.  E nel farlo si trovano a dimostrare di aver compreso e assimilato bene il video al punto da poterlo integrare con i test.

Per gli studenti di fisica, un percorso interessante e coinvolgente è il lavoro di videoanalisi con strumenti come Tracker utili per annotare il video inserendo anche sistemi di misura e assi cartesiani. Opportunità che rendono il video un vero e proprio ambiente di laboratorio virtuale.

Infine, l’esperimento didattico più interessante è quello di far produrre gli screencast (video del proprio schermo pc con webcam) agli studenti, chiedendolo loro di approfondire una tematica, attraverso una ricerca sui testi e nel web e comunicarla con linguaggio specifico in un video di non oltre 5 minuti.

L’importante è essere già pronti a immaginare il futuro prossimo in cui i video saranno sovrapposti, pronti a essere richiamati al bisogno, a testi e  immagini (come nella nuova app Zanichelli per i libri di scienze) o a oggetti e ambienti reali come nel catalogo Ikea:

«È la realtà aumentata, bellezza!»… Ma questa è un’altra storia di cui parleremo magari un’altra volta!