0 خرید
Telegram: @ipcitaliano info@alirezadadfar.ir


Preparate i vostri visori! Dalla barriera corallina delle Galápagos all’aurora boreale di Capo Nord. Dalle alte vette dell’Himalaya allo sconfinato deserto della Namibia: dove volete far viaggiare oggi i vostri studenti? O preferite forse una visita al Museo di Scienze Naturali di Londra o al Museo d’Orsay di Parigi?

Le nuove tecnologie e i siti web aprono gli orizzonti della didattica: gli insegnanti possono ora creare lezioni per guidare la classe in viaggi e luoghi virtuali oltre le possibilità dello spazio e del tempo. Google Esplorazioni (o Expeditions) e Google Art & Culture diventano «mezzi di trasporto» veloci come la luce per approfondire gli argomenti, anche quelli più antichi e più lontani.

 

Perché usare Google Esplorazioni nella didattica?

Alcuni dei viaggi proposti da Google Esplorazioni sono impossibili nella realtà, altri sono semplicemente inaccessibili per molti studenti. Ma farne un’esperienza immersiva in 3D può rendere l’apprendimento un’esperienza indimenticabile.

A promozione del loro progetto, gli sviluppatore di Google ricordano che si apprende meglio quando l’informazione da memorizzare è collocata in uno spazio preciso. Non a caso, uno dei trucchi per ricordare numeri o oggetti è quello di immaginarli o visualizzarli in stanze o ambienti noti. Perciò ambientare contenuti didattici in siti storici o geografici, e collegarli ad un’esperienza personale, facilita l’assimilazione, il collegamento tra concetti e l’apprendimento significativo.

Inoltre, per propria natura, il viaggio è un’esperienza attiva interdisciplinare che collega geografia, arte e storia (dalla grande Muraglia cinese alla Seconda Guerra mondiale), ma anche scienze (con esplorazioni dentro il corpo umano), fisica (l’interno di un reattore nucleare) e matematica. Sì: anche matematica, magari con un’esplorazione in Egitto per misurare il volume e l’altezza della piramide di Cheope come novelli Talete. Ogni esplorazione si presta di fatto a essere un’attività per competenze, visto che lo studente naviga e esplora liberamente, all’interno di percorsi prestabiliti, ricercando e approfondendo ‘in contesto’ argomenti didattici su cui potrà attivare una sua produzione e rielaborazione personale.

I docenti che vogliano cimentarsi in un’esplorazione non dovranno preoccuparsi dell’impegno necessario per predisporre l’attività e per documentarsi personalmente, visto che troveranno percorsi, spiegazioni mirate e unità di apprendimento complete per ogni proposta. Per ora il tutto è in inglese, ma nell’attesa che venga tradotto in italiano, si possono usare i traduttori o approfittare di questi materiali nelle lezioni CLIL.

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Google+

Il prezzo da pagare è quello di vedere i nostri studenti sorridere inebetiti al nulla, o provare a toccare qualcosa nel vuoto con i visi nascosti in visori gialli o multicolore (le Cardboard di Google), al cui interno è collocato uno smartphone. Sinceramente i visori non sono nemmeno particolarmente belli da vedere, nonostante i disegnini, ma potrebbe evolvere in futuro come avviene per tutte le tecnologie di prima sperimentazione. Poi c’è da considerare il loro prezzo commerciale (intorno ai 10 – ۱۵ euro per pezzo, telefonino escluso!), che si può però evitare di pagare se si rinuncia alla terza dimensione e ci si accontenta di ‘viaggiare’ in 2D.

 

Come si usa Google Esplorazioni?

Per chi non se la sente di usare i visori in classe, l’applicazione è appunto utilizzabile anche in 2D, preferibilmente individualmente da tablet, o tutti insieme alla LIM o con il videoproiettore. Se vi siete incuriositi e volete provarla già, scaricate la app Expedition disponibile gratuitamente sia sull’Appstore Apple, sia su Google Play.

Selezionate il profilo di guida turistica e scegliete la vostra esplorazione tra le centinaia a disposizione. Ogni esplorazione ha diverse ‘scene’ tematiche e potrete decidere in quale inserirvi.  Se avete figli o amici disponibili a provare con voi, chiedete anche a loro di scaricare l’applicazione e di inserirsi con il profilo esploratore. Se sarete collegati alla stessa rete wifi (ma è anche possibile, in caso contrario, scaricare tutti i materiali e usarli offline) potranno vedervi collegato e seguirvi con il tasto follow. Da quel momento navigheranno nella scena che avrete scelto per loro e visualizzeranno le frecce direzionali sui punti di interesse selezionati via via da voi tra quelli disponibili, insieme ai testi esplicativi.

Ad ogni esplorazione è inoltre associata una proposta di lesson plan, accessibile dal sito Teaching resources (TES). Inserite nella casella di ricerca “Google Expedition” e selezionate la vostra esplorazione in base ai vari criteri disponibili (età degli studenti, discipline,  argomenti, ecc.). Potrete cosi scaricare un lesson plan (sempre da tradurre dall’inglese) ideato e condiviso da altri docenti, e già strutturato nelle varie fasi di lezione e corredata da link di approfondimento. Oppure potete collaborare all’elenco di lesson plan per le varie esplorazioni Google seguendo questo link.

 

Esplorazioni in realtà virtuale sono possibili anche con Google Art & Culture?

Sì, se ci ‘accontentiamo’ di esplorazioni in 2D possiamo certamente usare Google Art & Culture, sito con grandi risorse e potenzialità didattiche. Raccoglie online le esposizioni di mostre tematiche temporanee, organizzate per eventi, personaggi, momenti storici e luoghi. Il tutto ricercabile per nome o per data.

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Google+

Durante la navigazione, o ricercando attraverso l’icona della lente in alto a destra, vi potrà capitare di imbattervi in un museo digitalizzato, visitabile in realtà virtuale, e riconoscibile dall’immagine dell’omino giallo tipica delle ‘camminate’ in modalità digitale.

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Google+

I musei presenti nel sito sono passati dai 6 del 2001 ai più di 1200 di oggi. Per navigarli, oltre a seguire con il mouse le frecce direzionali e i punti di sosta, è consigliabile alternare la visualizzazione diretta con quella di mappa (cliccando sulla finestra presente in basso a destra).

Nella modalità di visualizzazione mappa si può selezionare il piano del museo (dal menù in alto a sinistra) e visitare una nuova stanza collocando l’omino giallo dove si desidera con un semplice doppio clic. Da qui si può ritornare alla vista virtuale (sempre dalla finestra piccola in basso a destra) e magari selezionare l’opera specifica, tra quelle proposte nella sequenza in basso, per essere ‘trasportati’ e poterla ammirare proprio nel punto in cui è esposta.

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Google+

I docenti che hanno maggior dimestichezza con il sito lo usano per far progettare viaggi e mostre (anche virtuali) agli studenti stessi, divisi in gruppi di lavoro, in un’ottica di didattica per competenze. Un approccio didattico che vede gli studenti protagonisti, nel ruolo di curatori, produrre percorsi museali e itinerari nell’arte. Possibilità ulteriormente sviluppata dal museo digitale Zanichelli.

 

Che opportunità didattiche offre il Museo digitale?

Il museo digitale Zanichelli presenta le sue esposizioni in una forma strutturata più aderente allo sviluppo cronologico della storia dell’arte, distinguendo tra i vari tipi di arte (pittura, scultura, costume, oggetti d’arte, giardini, ecc.) oltre che tra i vari periodi.

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Google+

In versione beta, contiene 5000 immagini di opere ad alta risoluzione tra cui il docente può selezionare quelle di proprio interesse. Per poi, nella sala proiezioni, operare confronti tra opere, produrre analisi visuali (annotando e tracciando linee e forme sull’immagine scelta), predisporre itinerari e lezioni visuali. E caricare immagini da archivi personali e web o fotografie scattate dagli studenti. Per chi voglia percorsi tematici già predisposti, lo strumento di ricerca avanzata permette infine di rintracciare le opere non solo per titolo, autore e collocazione, ma anche per opzioni più avanzate, come tipologia, tecnica esecutiva e composizione (chiasmo, a raggiera, a fasce orizzontali, ecc.).

 

E i musei digitali a tema scientifico?

Effettivamente nonostante la quantità di musei digitalizzati nelle applicazioni Google, il numero di quelli di area scientifica resta davvero esiguo. Sicuramente la situazione evolverà in futuro, ma per ora dobbiamo accontentarci di ricercarli uno a uno online e passare, perché no, dalle camminate o esplorazioni in 2D o 3D, a simulazioni interattive e laboratoriali. Come d’altronde succede nei musei scientifici veri, sempre meno spazi espositivi e sempre più luoghi di esperienza didattica attiva.

Tra questi il Science Museum di Londra, con la sua zona di attività interattive tra cui un simulatore di volo e le molteplici risorse didattiche, oppure l’Exploratorium di San Francisco con i suoi ‘snack’ scientifici e le sue attività formative.

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Google+

E tra i siti italiani i musei di area scientifica da segnalare il Museo Galileo con la zona di simulazioni e  il ricchissimo archivio video. Cosi come il Giardino di Archimede, con le sue esposizioni online o, infine, come la mostra web permanente delle macchine matematiche con ottime animazioni interattive per esempio sulle coniche

Ma chi può ne ha, più ne metta! I commenti sotto l’articolo sono a vostra disposizione per inserire indicazioni e aggiungere sitografie. L’importante è non smettere mai di esplorare, da soli o con i nostri studenti, virtualmente o dal vivo.

 

Immagine box e banner in homepage: Laurie Sullivan via flickr (CC BY 2.0)

Share This